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Borsa Italia, 08/02 18:00
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Ultima ora di contrattazioni decisamente vivace per la borsa di casa nostra che ha registrato il ritorno alla positività dei panieri a maggior capitalizzazione (Ftse Mib +0.59%, All Share +0.49%). Discreto anche il recupero del Mid Cap (-0.24%) che ha quasi azzerato le perdite mentre per lo Small Cap -0.78% non c'è stato nulla da fare. Tra i titoli a maggior capitalizzazione non sono riusciti ad evitare pesanti ribassi A2A -4.36%, Finmeccanica -3.98%, Impregilo -2.67%, Lottomatica -2.24%, Mediolanum -2.51%, Pirelli -2.05%, Saipem -2.81% e in misura minore Unicredit -1.49%, Parmalat -1.29%, Italcementi -1.01%, Banco Popolare -1.31%, Ansaldo -1.28% e Mps -1.06%. Hanno prevalso, però, gli ordini di acquisto grazie soprattutto alle performance di Cir +3.37%, Eni +2.37%, Fon-Sai +1.40%, Geox +2.33%, Intesa S.Paolo +3.42%, Mondadori +2.22%, Tenaris +1.75% e le più moderate Generali +1.12%, Prysmian +1.01%, Enel +1.07% e Campari +0.85%. Niente da fare, invece, per il mercato delle medie capitalizzate che, però, almeno ha aggiunto qualità e quantità ai rialzi del primo pomeriggio come confermano Edison +0.90%, Acea +0.94%, Auto To-Mi +1.02%, Recordati +1.42%, Snai +1.53%, Save +1.94%, Astaldi +2.68%, Amplifon +3.06% e Esprinet +3.45%. Purtroppo il peso dei ribassi di B.ca Profilo -5.13%, Azimut -4.32%, Rcs -4.05%, Sorin -4.02%, Pirelli RE -3.93%, Premafin -3.57%, Italmobiliare -3.43%, B.ca Generali -3.32%, Espresso -3.11% e molti altri titoli, hanno impedito all'indice di varcare la soglia della parità. (Prossimo aggiornamento: 09-02 ore 09.10 circa).
Mercati Azionari, 08/02 18:00
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Incoraggiante il finale di seduta delle borse europee che hanno sfruttato il vento favorevole che è iniziato a spirare da Wall Street dopo circa un'ora dal via agli scambi. I primi minuti della borsa a stelle e strisce, infatti, sono stati all'insegna della debolezza con il Dow Jones anche in arretramento di quasi mezzo punto. Poi, però, gli ordini di acquisto hanno ripreso il controllo della situazione imponendo un azzeramento dei bilanci negativi e un successivo passaggio alla moderata positività. E' il caso del Dow Jones appunto (+0.13%) ma soprattutto dell'SP500 +0.33%e del Nasdaq +0.45%. Le piazze europee, invece, hanno recuperato parte delle perdite della scorsa settimana soprattutto a Parigi +1.22%, Francoforte +0.93% e Zurigo +1.32% mentre a Londra la componente "toro" ha un po' tentennato. Del resto lasciarsi alle spalle due giorni come quelli visti nella seconda metà della scorsa settimana non era facile. Tuttavia non pensiamo che i problemi siano stati lasciati alle spalle, sarebbe una convinzione erratica. A dimostrazione di questa affermazione basti pensare allo sviluppo odierno che ancora una volta ha risentito pesantemente dei rinnovati timori riguardanti il debito della Grecia, della Spagna e del Portogallo. Solo la tenuta di Wall Street ha ridato coraggio alle forze rialziste ma di sicuro non ha risolto i nodi dei tre paesi segnalati. Per questo l'euro non è riuscito a spingersi oltre i massimi intraday della mattinata a quota 1.3715 e ora passa di mano a 1.3705. Segnali al di sopra di quota 1.3730 sarebbero molto importanti per la moneta unica che così potrebbe procedere ad un test di quota 1.3750 prima e 1.3800 nella migliore delle ipotesi. Praticamente immobile anche il greggio Wti che viene scambiato sui 71.54 US$/bar. (Prossimo aggiornamento: 09-02 ore 09.10 circa).
Valute, 08/02 9:00
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Settimana borsistica che inizia con la moneta ancora debole ma in procinto di approcciare il livello intraday di quota 1.3670; un piccolo recupero dopo lo scossone di venerdì sulla diffusione delle statistiche sul mercato del lavoro Usa, risultate in parte migliori delle attese, e che ha prodotto un allungo anche sotto area 1.3600. Nel dettaglio il tasso di disoccupazione nel mese di gennaio è sceso al 9,7% dal 10% precedente contro il +10,1% indicato dal consensus mentre gli occupati non agricoli hanno evidenziato un decremento di 20 mila unità a fronte di una crescita di 5 mila unità stimata dagli analisti. L'euro si conferma in frazionale ripresa anche nei confronti dello yen (122.15) e la sterlina (0.878). Praticamente nulla l'agenda macroeconomica odierna, con in calendario solo il tasso di disoccupazione dell'Ocse di dicembre. (Prossimo aggiornamento: 09-02 ore 09.00)
Mercati Obbligazionari, 08/02 12:00
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Mentre la Banca Centrale Europea e la Bank of England hanno lasciato i tassi d'interesse ufficiali invariati rispettivamente a 1.00% e a 0.50%. Il sovereign-risk, rischio sistemico legato al divenire dei conti pubblici degli stati, ha impattato. La crisi greca ha contagiato l'arena dei titoli di stato governativi del Portogallo e poi quelli della Spagna, producendo un allargamento degli spreads tra tassi tedeschi e tassi periferici. Le temperature sui credit-default-swaps sui titoli governativi sono salite. I tassi a 2Y spagnoli ormai fluttuano costantemente al di sopra della soglia del 2.00%, (2.20%), con i tassi a 10Y a 4.13%. I bonds portoghesi hanno sofferto, con i tassi a 2Y in rally a 2.65%, quelli a 10Y a 4.75% e quelli a 30Y a 4.94%. I BTP italiani hanno chiuso l'ottava con i biennali a 1.81%, i decennali a 4.07% ed i trentennali a 4.82%. Rialzista il price-action dei bonds tedeschi in flight-to-quality. I tassi a 2Y sono caduti all'1.00%, quelli a 10Y a 3.13% e quelli a 30Y a 3.82%. La BCE ha dichiarato che il livello attuale dei tassi resta ''appropriato'', con le dinamiche dei prezzi che dovrebbero rimanere dimesse. Secondo Trichet, il governatore centrale, l'economia della Euro- Area ha continuato a crescere alla fine dell'anno, potendo svilupparsi ad un ''ritmo moderato'' nel 2010. La ripresa sarà ''sconnessa'', con l'outlook di crescita che resta incerto. Trichet ha dichiarato comunque che le pressioni inflazionistiche restano basse nel medio-termine anche perché la M3 resta debole. La Euro-Area sta beneficiando della ripresa delle esportazioni. Tuttavia la disoccupazione dovrebbe continuare a crescere, in un frangente in cui le banche europee sono chiamate ad aggiustare i propri bilanci e a rafforzare la base di capitale. In materia di titoli di stato americani, essi hanno dovuto arretrare di fronte sia al piano fiscale di Obama e forse soprattutto di fronte ad un ISM Manufacturing di natura molto propulsiva per la locomotiva statunitense. L'ISM Manufacturing si è spinto da 55.9 a 58.4 punti, contro un atteso di 55.5, portandosi sui massimi da agosto 2004. Questo dato indica che il settore manifatturiero è in ripresa, anche perché sia la produzione che i nuovi ordini sono schizzati in alto, superando anche la soglia dei 65.0 punti. Per quanto concerne i servizi: l'ISM non-manifatturiero è risultato costruttivo al di sopra dei 50 punti, supportato dall'azione keynesiana dell'amministrazione Obama che continuerà in modo chiaro e lampante. Dopo poche settimane Peter Orszag, il budget-director alla Casa Bianca, ha disegnato un budget annuo fiscale che prevede una spesa pubblica record a 3.83 trillioni di dollari, valore questo pari ad oltre il 25% del prodotto interno lordo, per un incremento di altri 310 miliardi di dollari rispetto al dato di budget precedente, variazione questa che equivale ad oltre 2 punti percentuali di GDP. Il deficit USA nell'attuale anno fiscale è stato rivisto da 1.35 a 1.56 trillioni di dollari. (Prossimo aggiornamento: 15/02/2010)
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lunedì 8 febbraio

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15/01/10
 SCENARIO GENERALE Inizio 2010 sull'onda della positività per i mercati finanziari che cerheranno in quest'anno di consolidare la strada fatta nel 2009 e dare prova di forza sulla stabilità del sistema economico - finanziario (...)
 COMMODITY Il greggio Wti ha trascorso un mese di dicembre da "leoni" (...)
 BONDS La strategia delle BCE non cambia e anche questa volta lascia i tassi di interesse fermi all'1% (...)
 CURRENCY Sempre più evidenti i nuovi rapporti di forza che si sono venuti a creare tra valuta statunitense e mercati azionari (...)
 EQUITY Usa - A cavallo di fine anno i listini statunitensi hanno trovato la forza per proseguire, seppur lentamente, verso l'alto (...)
 SECTOR (...)

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